La Commissione europea ha avviato, il 1° luglio 2026, una consultazione pubblica per raccogliere proposte su come semplificare le norme che incidono sull’offerta degli alloggi e sulla loro accessibilità economica. L’iniziativa, annunciata nella Daily News della Commissione, servirà a preparare il pacchetto di semplificazione per l’edilizia abitativa (Housing Simplification Package), atteso per il 2027 nell’ambito del Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile. Bruxelles invita autorità nazionali, regionali e locali, operatori del settore immobiliare e delle costruzioni, istituzioni finanziarie, associazioni della società civile, proprietari e rappresentanti degli inquilini a partecipare con le loro proposte, i quali avranno tempo fino al 30 settembre 2026 per sottoporle.

La consultazione tocca uno dei problemi più sentiti negli ultimi anni dai cittadini europei. Secondo i dati di Eurostat, tra il 2010 e il 2024 i prezzi delle case nell’UE sono aumentati in media del 53%, con incrementi superiori al 200% in Ungheria ed Estonia. Nello stesso periodo, gli affitti sono cresciuti del 25%. Nel 2024, l’8,2% della popolazione europea spendeva più del 40% del proprio reddito disponibile per la propria abitazione, una soglia decisamente eccessiva. La Commissione, tra le cause di questa crisi, fa riferimento a un quadro normativo frammentato tra gli Stati membri, il quale genera complessità, ritardi e costi aggiuntivi per chi costruisce o ristruttura.

L’iniziativa affonda le sue radici in un percorso cominciato già nei mesi scorsi. A dicembre 2025 la Commissione aveva presentato il primo Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile, che tra le sue dieci aree di intervento includeva proprio la riduzione degli oneri amministrativi. A marzo 2026, il Parlamento europeo ha approvato una relazione sulla crisi abitativa in cui chiedeva esplicitamente alla Commissione un pacchetto di semplificazione, con procedure digitali per l’ottenimento delle autorizzazioni e un termine di 60 giorni per il rilascio dei permessi relativi a progetti di edilizia sostenibile e accessibile. Tale consultazione non rappresenta altro che uno dei tasselli della ben più vasta agenda di semplificazione normativa della Commissione von der Leyen, la quale ha già presentato oltre dodici pacchetti su larga scala, per un risparmio stimato di circa 18 miliardi di euro l’anno in costi amministrativi.

Cosa chiede Bruxelles a chi risponde

La Commissione invita i partecipanti a segnalare, nello specifico, in che modo le regole europee influenzino l’offerta di alloggi, e a proporre suggerimenti pratici di semplificazione e buone pratiche. Degna di nota è la metodologia richiesta: i rispondenti dovranno infatti cercare di distinguere tra gli effetti derivanti dalla legislazione UE e quelli prodotti dall’attuazione o dalla regolamentazione nazionale. Un punto delicato, siccome la politica abitativa è una competenza degli Stati membri, e gran parte delle norme che rallentano i cantieri — quali piani urbanistici, codici edilizi, procedure autorizzative — è di matrice nazionale, regionale o locale. La Commissione organizzerà inoltre — durante il processo di consultazione — workshop e incontri con gli Stati membri e le autorità locali, valorizzando così la neonata Alleanza europea per la casa (Housing Alliance).

Il Commissario per l’Energia e l’Edilizia abitativa, Dan Jørgensen, ha dichiarato che “per costruire meglio, di più e con maggiore velocità, il settore edilizio ha bisogno di regole più semplici”, aggiungendo che non è possibile combattere la crisi abitativa “senza accelerare la costruzione e la ristrutturazione”. Il Commissario ha però tenuto a precisare che la semplificazione avverrà “senza abbassare gli standard europei di protezione ambientale e sociale”. Una rassicurazione che si pone l’obiettivo di rispondere alle critiche emerse in merito nei mesi scorsi.

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La sfida è quella di sempre: semplificare senza deregolamentare

Proprio su questo punto si concentrano le principali cautele avanzate da parte della società civile. Lo European Environmental Bureau, il principale network europeo di organizzazioni ambientaliste, ha avvertito che il pacchetto di semplificazione rischia di indebolire le norme su salute e natura, ricordando che l’edilizia è il settore UE con maggiore incidenza ambientale. L’organizzazione non è contraria in linea di principio: a dicembre 2025 aveva infatti accolto con favore il Piano per la casa, avvertendo però che in una precedente consultazione pubblica quasi 200.000 cittadini si erano espressi contro l’indebolimento delle leggi ambientali in nome dell'”efficienza”, un numero difficile da trascurare.

Sul fronte sociale, in un dibattito organizzato dal Comitato economico e sociale europeo, la presidente dell’International Union of Tenants, Marie Linder, ha rivendicato la necessità di mettere a disposizione un posto per i rappresentanti degli inquilini ai tavoli decisionali, insistendo su strumenti come i meccanismi di stabilizzazione degli affitti, la tutela dei contratti di lunga durata e garanzie che impediscano alle ristrutturazioni di tramutarsi automaticamente in costi più alti per chi abita gli immobili.

Il rischio politico è molto chiaro. La Commissione ha fatto della casa una delle priorità del suo mandato, attribuendo per la prima volta a un commissario europeo una delega specifica sull’edilizia abitativa, e deve ora dimostrare di saper produrre risultati concreti su un tema in cui i suoi poteri sono limitati: l’UE, infatti, non ha competenza diretta in materia abitativa e può agire principalmente sul tema in termini normativi e finanziari. La consultazione avviata da Bruxelles deve essere inoltre interpretata come un’azione volta a costruire una base di consenso — e mettere in evidenza necessità — per giustificare l’intervento europeo in un campo tradizionalmente dominato dalle prerogative nazionali.

I prossimi passaggi sono già stati fissati. Le proposte potranno essere presentate fino al 30 settembre 2026; nel frattempo, la Commissione lavorerà all’Affordable Housing Act, previsto entro la fine del 2026, mentre il pacchetto di semplificazione vero e proprio arriverà nel 2027. Sarà solo allora che si vedrà se l’UE sarà riuscita a trovare un equilibrio tra la rapidità delle procedure richiesta dai costruttori e le tutele rivendicate da ambientalisti e rappresentanti degli inquilini.

Articolo scritto da Marco Boi

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